Pino Curatolo: opinioni, commenti,osservazioni e proposte dell'autore su ambiente, energia, costume ...
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... e l'orgoglio
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Ammiro quelle persone molto razionali, ordinate, sistematiche che conservano, archiviano foto, documenti e quant'altro li riguardi ..., io non sono tra questi, quindi ho perso (e continuo, nonostante tutto, a perdere ...) molto di ciò che faccio, forse perché non lo considero degno di conservazione, o per mancanza di tempo o di ... interesse, visto che tendenzialmente sono più rivolto a "guardare avanti", a confrontarmi o esplorare il nuovo, piuttosto che crogiolarmi nel deja vu ...
Tuttavia qualcosina ogni tanto vado salvando in questa pagina, particolarmente ciò che ho scritto a giornali o su giornali, o a forum e simili, e che magari non é "etichettabile" semplicemente come "rabbia" o "orgoglio", ma rappresenta un punto di vista che in quel momento mi son sentito di esprimere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ordine é cronologico a ritroso: dall'alto in basso, dall'inserimento più recente a quello più antico . Ciò che viene inserito non viene più modificato; in caso di ripensamenti si provvede con aggiunte postume, datate. Le immagini, invece, possono essere aggiunte in ogni momento.
   

 

 
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  Lo sciopero bianco
16 novembre 2008
 

 


 

In questi giorni 130 (o forse meno) persone stanno facendo cancellare centinaia di voli, perdere milioni di euro alla già disastrata vecchia Alitalia, oltre a danneggiare centinaia di migliaia di innocenti e indifesi viaggiatori.

E costoro non possono essere precettati, perchè SONO al lavoro, anzi teoricamente sarebbero da encomiare ... perchè non stanno facendo altro che applicare il regolamento!
Scusate il mio provincialismo, ma mi pare che tale forma di lotta, denominata "sciopero bianco" non abbia riscontro in nessun altro Paese, come in nessun altro Paese esiste il "francese scolastico" o l'"inglese scolastico"... semplicemente perchè dovunque, tranne che in Italia o scioperi o lavori, o sai la lingua francese o inglese o semplicemente non la sai.

Nel paese del "cerchiobottismo" invece è possibile lavorare, regolamento alla mano, e bloccare mezza Italia. Questo perchè nel paese del cerchiobottismo è consuetudine che i regolamenti e le leggi siano quanto più possibile lontani dalla realtà, in omaggio a "principi" tanto evoluti quanto impraticabili, tanto perfetti concettualmente quanto inapplicabili concretamente a meno che ...

A meno che il cosiddetto "buon senso", o "prassi", o semplice abitudine a far funzionare le cose non faccia costantemente "chiudere un occhio", a volte anche due e ... tutto va bene, madama la marchesa!

Poi quando qualcuno si incazza e smette di chiudere occhi e applica leggi e regolamenti è il caos, e (assurdo nell'assurdo) è la protesta. Cioè si protesta perchè i regolamenti vengono rispettati e applicati! Ben strano paese!

E non che ci sia stato uno che abbia sospettato che sia da criticare e punire chi ha fatto quelle leggi e regolamenti la cui puntuale applicazione crea la paralisi! Forse perchè fa comodo a molti (troppi) avere "la migliore legge di tutela delle lavoratrici madri" e aggirarla facendo firmare lettere di licenziamento in bianco alle lavoratrici, dimostrarsi all'avanguardia mondiale chiudendo i manicomi e infischiarsene se centinaia di malati di mente gravi distruggono a volte anche fisicamente le famiglie sulle quali vengono scaricati o, per tornare all'Alitalia, avere regolamenti talmente stringenti che basta applicarli per causare ritardi e cancellazioni.

Io non condivido affatto, sia ben chiaro, il comportamento di questi "ultimi mohicani" dell'Alitalia, ma non lo condivido per questioni di merito, non di metodo.
Nel merito stanno combattendo una battaglia persa in partenza, che sta danneggiando cittadini innocenti, che sta colpendo una compagnia morta accrescendone i debiti (che pagheremo tutti noi) senza scalfire la nuova CAI, obiettivo della protesta. Ma nel metodo sono nella più assoluta legalità, proprio come quel finanziere che multò il barista per aver dato un bicchier d'acqua alla bambina del negoziante di fronte senza rilasciarle scontrino.

E vogliamo scommettere che come NON è stata modificata la legge sugli scontrini fiscali (basterebbe prevedere la ripetuta reiterazione come necessaria per sanzionare mancate scontrinazioni di valore al di sotto dei 30 centesimi) NON verranno modificati gli attuali regolamenti Alitalia tanto, si sa già, "normalmente" in Italia i regolamenti sono fatti per essere elusi, le leggi per essere morbide con gli amici e implacabili coi nemici, i referendum per non essere rispettati, salvo dare del "qualunquista" a chi osa far rilevare queste assurdità.

 
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  Soglia di sbarramento: la "terza soluzione"
5 giugno 2007
 

 


 

La storia della nostra repubblica ha visto diverse volte (io dico troppe) partiti piccoli e molto piccoli divenire la chiave di volta dei governi, ai quali hanno fatto ricatti, imposto leadership, condizionato l'azione e talora decretato la fine.

Ciò appare iniquo non solo alle grandi forze politiche che si sentono in balia del Mastella o del Casini di turno (tanto per fare due nomi a ... caso...), ma anche del "cittadino qualunque" al quale salta subito agli occhi come tale andazzo finisca con l'essere la negazione della democrazia che, piaccia o non piaccia, comunque prevede che chi ha più voti "comandi" e chi ne ha meno faccia l'opposizione e non, al contrario, tenga la pistola alla tempia di chi ha più voti.

Ecco perchè si fa un gran parlare, da decenni, della necessità di una cosiddetta "soglia di sbarramento" al di sotto della quale non si possa mandare i propri rappresentanti in parlamento. Ed è chiaro come stabilire se questa soglia debba essere al 5 o al 4 o al 3 per cento significi automaticamente l'esclusione pressocchè certa dei Casini, Mastella, Di Liberto. Giordano, Mussolini, Capezzone ... di turno, privando di rappresentatività non solo fastidiose e ricattatrici mosche cocchiere, ma anche utilissimi ... insetti impollinatori -per restare nell'entomologia ...- la cui mancanza certamente impoverirebbe la politica.

Orbene, in decenni di dibattiti e di panphlet di firme prestigiose non mi pare di aver mai visto una "terza soluzione" al dilemma "sbarramento sì, sbarramento no"; tale "terza soluzione" che, modestamente ma convintamente, mi permetto di proporre consiste "semplicemente" nel limitare le prerogative degli eletti appartenenti a parti politiche al di sotto dello sbarramento (che io porterei al 7 %).

In pratica i parlamentari di forze politiche al di sotto della soglia di sbarramento godrebbero di tutte le prerogative tranne le seguenti:
- non avrebbero diritto di voto in assemblea
- non potrebbero far parte o avere incarichi di governo

In tal modo si eviterebbe l'ingiustizia di impedire la rappresentatività di quei cittadini che, per vari motivi, non si riconoscano nei grandi schieramenti; si darebbe ai loro eletti l'opportunità di rappresentare e dibattere le loro idee in parlamento, in commissione, sui grandi media, di presentare proposte di legge, interrogazioni, ecc. ma non di essere nè la mosca cocchiera nè l'ago della bilancia dei governi.

Credo altresì che la mia "terza soluzione" se da un lato arricchirebbe il dibattito parlamentare del contributo di chi, pur avendo idee e forza morale (forse proprio per questo ...!) non è mai riuscito ad entrare in parlamento, dall'altro scoraggerebbe (grazie allo sbarramento non basso) chi invece in parlamento sino ad ora c'è entrato solo perchè sospinto dai voti di chi sapeva di fare un "investimento" contribuendo all'elezione di "un amico" che grazie al ricatto avrebbe raggiunto posizioni di potere e ... si sarebbe "ricordato degli amici" ...!

A questo punto mi chiedo (e VI chiedo): perchè un'idea simile è venuta solo a me ? O, se fosse già venuta ad altri prima di me, perchè non se ne è mai sentito parlare ? Sarò grato a quanti volessero esprimere il loro contributo in proposito, anche evidenziandomi eventuali lati negativi che a me sfuggano, scrivendomi. Mi impegno a pubblicare ciò che riceverò in questa stessa pagina e senza alcuna censura,

 
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  I "miei" ministri ideali - dal 25.7.03, con aggiunte e ritocchi successivi

 


       Quante volte ci é capitato di criticare i nostri ministri ? Anche se é un pò come sparare sulla Croce Rossa, perché la loro scelta é quasi sempre frutto di più o meno inconfessabili patteggiamenti, ricatti, veti incrociati ! Quanto sarebbe bello invece che essi fossero scelti per le loro qualità umane e le loro competenze tecniche !

       Questo sogno l'ho fatto tante volte e adesso provo a parteciparlo a chi mi sta leggendo, ben consapevole che si tratta di un giochino innocuo e irreale come quello degli innamoramenti dei bambini, anche nel mio caso infatti (come tra i bambini l'innamorata non sa nulla dell'innamorato) non é detto che i personaggi da me scelti siano disposti a fare i ministri, né che davvero siano le persone più adatte in assoluto, ma ... lasciatemi sognare lo stesso ...!

 
Piero Angela
Piero Angela   
Non é soltanto una persona colta, equilibrata, con una lunga esperienza di giornalista e di divulgatore scientifico e con un'enorme serie di pubblicazioni cartacee e televisive, ma da decenni ha coerentemente e quasi ostinatamente posto l'accento sull'importanza della scuola e della ricerca come il migliore investimento per le generazioni future, illustrando a più riprese (e sempre vox clamantem in deserto !) anche diversi esempi di strategie e sinergie per promuovere la cultura, rinnovare la scuola, svecchiare l'università, promuovere la ricerca, particolarmente nell'ambito delle energie rinnovabil-, e disincentivare l'emorragia di "cervelli" italiani verso l'estero. Sono certo che farebbe un buon lavoro.

M.E.I.R.S.

Ministero dell'Educazione, dell'Istruzione e della Ricerca Scientifica

   
Vacca
Roberto Vacca    
Nessuno fino ad ora ha "osato" uscire dalle tradizionali attribuzioni rigorosamente separate tra ministero dell'ambiente (Cenerentola) e ministero dell'industria (spesso velleitario). Questo strabismo ha prodotto spesso dannose sovrapposizioni, contraddizioni, contrapposizioni, paralisi. Roberto Vacca ha la preparazione e la competenza per affrontare i problemi di questo nuovo dicastero nell'unica maniera possibile, cioé globalmente, valutando, indirizzando e scegliendo opportunamente, sorretto da un non comune pragmatismo e razionalismo. Tra le sue competenze, questo ministero dovrebbe anche occuparsi della funzionalità dell'informatizzazione nella pubblica amministrazione e della incentivazione dell'accesso alle T.I.C. da parte di tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe censire, promuovere e sostenere idee e progetti innovativi, (compartecipando alle spese di brevetto, finanziando i prototipi e le prime installazioni, ecc.) .

M.A.S.T.I.

Ministero per l'Ambiente e lo Sviluppo Tecnologico e Industriale

   
Romano
Sergio Romano 
Oltre a conoscere profondamente vizi e virtù di tale ministero, si é sempre contraddistinto per il suo stile corretto ed equilibrato, nonché per il suo senso della storia, di cui é cultore e, perché no? per il suo spiccato sentimento italiano, pur con una sensibilità e lungimiranza assolutamente cosmopolita.

M.A.E.

Ministero per gli Affari Esteri

     
Salvatore Scarlata 
In uno sperduto capoluogo di provincia di poco più di 60.000 abitanti c'é uno sconosciuto ragioniere, promotore finanziario da poco in pensione. Ma basta conoscerlo per capire come sia sprecato lì: nonostante non più giovanissimo, mantiene il gusto e la passione per lo studio che gli consente di aggiornare costantemente una preparazione sicuramente a livello universitario, nonostante non possieda titoli accademici. Sono certo che la sua preparazione, la sua esperienza, la sua cultura, la sua intelligenza, la sua passione per l'Economia e il suo senso dello stato farebbero di lui uno dei migliori ministri del "mio" governo ideale.

M.E.

Ministero per l'Economia

     
Serra
Michele Serra  
Ha dimostrato encomiabili capacità investigative, direttive e di coordinamento coniugando al meglio le esigenze dell'ordine pubblico con la realtà sociale e locale, dimostrando senso dello stato, equilibrio e professionalità.

M.I.

Ministero degli Interni

     
Sgarbi
Vittorio Sgarbi  
A molti non é simpatico ma credo abbia tutti i "numeri giusti" per abbracciare in modo sinergico e innovativo tutte queste competenze ministeriali che, se opportunamente gestite, possono davvero valorizzare le caratteristiche più peculiari degli italiani e dell'Italia, capaci di produrre ricchezza anche più del settore industriale-manifatturiero. Capisco che agli "economisti" questa possa sembrare un'idea folle, ed appunto per questo credo che possa realizzarla un uomo "folle", cioé colto, libero, intelligente, determinato, competente e cultore del "pensiero divergente". Anche se è un "fascista" nel senso peggiore del termine e si comporta spesso con una maleducazione e villania di infimo livello. Ma se non si comportasse da facchino non si farebbe notare in quest'italietta della curva nord ...!

M.B.C.T.S.S.

Ministero per i Beni Culturali, il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo

     
Costa
Raffaele Costa  

Altra cristallizzazione: la separazione tra l'attuale "Protezione Civile" e la Difesa, anche se sempre più spesso concorrono nei medesimi scenari. Io le accorpo non solo per unificare e dare maggiore efficienza ai due apparati, ma sperando in tal modo di "svecchiare" la tradizionale organizzazione militare (superando le obsolete divisioni tra "trasmissioni", "genio", "autieri", ecc.) e di dare una maggiore incisività al monitoraggio globale del territorio.

Scelgo Raffaele Costa per la sua serietà, per la sua capacità di pensiero critico e divergente mantenendo un alto senso dello stato e del rispetto della persona. Grande ottimizzatore e capace di non lasciarsi intimorire da nessuno, ritengo sia tra i più adatti per l'innovazione e la riorganizzazione di questo dicastero nei termini da me indicati

M.E.D.

Ministero per l'Emergenza e la Difesa

   
cercasi suggerimento  

Attualmente la sanità pubblica é caratterizzata da pochi centri di assoluta eccellenza (il che dimostra che siamo capaci), molte realtà di mediocrità, e pochi casi di puro scandalo (dai medici incompetenti, ai paramedici disumani, dalle strutture fatiscenti a quelle nuove di zecca e mai utilizzate, come troppe volte documentato da "Striscia la notizia"), a ciò si aggiunge un apparato burocratico mostruoso, file interminabili e la necessità della meritoria esistenza di un "Tribunale del malato" che, non a caso, esiste solo da noi.

Chi mi suggerisce una persona che sia al contempo capace di contrapporsi ai baronati e alle corporazioni, alle lobby del farmaco e delle strutture private, e di tagliare le spese superflue, gli sprechi, elevando al contempo lo standard di assistenza generale, incrementando i centri di eccellenza e commissariando le regioni più incapaci ?

M.S.

Ministero della Salute

   
Bonino
Emma Bonino  

Splendida figura di appassionata della Politica nel senso più profondo e nobile del termine, di enorme cultura e competenza poliedrica, con grandi esperienze anche a livello internazionale dove é conosciuta e stimata ancor più che in Italia, con una grande sensibilità unita ad un severo senso di responsabilità, ad una tenacia "virile", ad una abitudine alla semplicità e alla trasparenza disarmanti.

Per questi motivi so già che non sarà mai davvero il nostro Presidente del Consiglio.

Presidente

del Consiglio

   
I "benpensanti", leggendo con sufficienza queste mie "designazioni" non mancheranno di rilevare come io, scegliendo anche il Presidente del Consiglio, tolga ipso facto ad esso la potestà di scegliersi i ministri, visto che glie li sto scegliendo io. A parte il fatto che, se non vengono cambiate le regole, neppure oggi il Presidente del Consiglio ha facoltà di scegliere i ministri, perché tale compito è attribuito al Capo dello Stato (e qui il discorso si farebbe lungo ...), a parte anche che lo spessore umano, culturale ed etico di tutte le persone da me proposte é tale che sarebbero veramente capaci "naturalmente" di svolgere uno splendido lavoro di squadra e accetterebbero di buon grado i ruoli di ciascuno, non dovete dimenticare che, l'ho detto all'inizio, il mio é solo un sogno. Volete che sia schiavo delle regole anche quando sogno?
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  Il "caso Sofri"
22 luglio 2003
 

Reiteratamente, e da parte di autorevoli personaggi della cultura e della politica, viene riproposta la richiesta di "liberare Sofri" e, poiché egli non vuole sottoscrivere la domanda di grazia, si arriva addirittura a chiedere che il Capo dello Stato la conceda motu proprio.
Depurando il ragionamento dagli ideologismi e dalle ideologizzazioni (cosa, lo ammetto, non facile) ritengo comunque ammirevole il fatto che Sofri si sia consegnato spontaneamente alle patrie galere, razionalmente condivisibile il suo rifiuto a sottoscrivere una domanda di grazia in quanto ciò implicherebbe l'accettazione di una colpa della quale si é sempre proclamato innocente, ed apprezzabili se non, talora, magistrali i suoi numerosi interventi sui tanti organi di stampa che se lo contendono.
Tutto ciò però non deve far dimenticare che egli é stato riconosciuto colpevole, "in nome del popolo italiano", in ben 8 processi e che persino la sua istanza al tribunale europeo dell'Aja é stata rigettata.
I suoi amici influenti hanno tentato di tutto per screditare il suo accusatore, ma i tribunali lo hanno ritenuto il mandante dell'omicidio del commissario Calabresi, perpetrato a freddo, a mò di "giustizia sommaria" in quanto ritenuto responsabile della morte di Pinelli (sulla base di indizi ben più aleatori e insussistenti di quelli che si sostiene abbiano portato alla condanna di Sofri e compagni !).
Se tutti noi avessimo la certezza che veramente, "oltre ogni ragionevole dubbio", Sofri avesse organizzato quell'omicidio, ci sarebbe ancora qualcuno disposto a chiedere la grazia per lui ?
A mio parere il dibattito nasce dalla sfiducia nella giustizia della Giustizia, dalle finalità teoriche e reali del carcere e dalle "amicizie che contano".

Sfiducia nella giustizia - Non é stata trovata la "pistola fumante" e quindi le prove contro Sofri e compagni sono prevalentemente basate sulla testimonianza di Marini... Detta in questi termini sarebbe naturale propendere per la grazia, ma é mai possibile che ben sette tribunali, reiteratamente e basandosi sulle "carte" che né io né molti lettori abbiamo, abbiano stabilito univocamente la colpevolezza di Sofri ?
Credo che questa sia una ragione in più, l'ennesima, per procedere ad una riforma radicale del sistema giudiziario in Italia: le pene devono essere congrue e certe, ma le condanne e le assoluzioni indiscutibili non per principio, ma perché inoppugnabili davvero.
Finalità del carcere - Siamo nel Paese degli eufemismi e delle "belle parole", sicché anche il carcere non sfugge a questa abitudine: in teoria dovrebbe avere un fine riabilitativo, in realtà ha solo un ruolo afflittivo e spesso anche criminogeno. Aboliamo le carceri come abbiamo abolito i manicomi ? No, ma smettiamo di fare gli ipocriti: la riabilitazione la può perseguire solo l'individuo, sorretto dall'istituzione, reinserendosi nella società e non marcendo e abbrutendosi in un carcere. Il carcere deve essere considerato come luogo di espiazione per i rei (certi) e di controllo per chi può nuocere: é questa la sua unica funzione possibile.
Le amicizie che contano - Giudici e avvocati sanno bene che almeno un 95 % di condannati si dichiara innocente, ma sono varie centinaia i casi di detenuti italiani risultati comprovatamente innocenti dopo altrettante sentenze definitive di condanna. Ciò mi lascia ragionevolmente supporre che di "casi Sofri" possano esisterne centinaia e non sono il solo a ritenere sommamente ingiusto graziare Sofri e dimenticarsi degli altri nelle stesse condizioni, sol perché questi non hanno lo spessore culturale e la rilevanza mediatica di Sofri. Condizioni, entrambe, emerse grazie agli "amici che contano" che hanno insistentemente riproposto il caso e che hanno consentito al grosso pubblico di leggere ciò che Sofri é andato scrivendo in questi anni, a cui non si può non riconoscere un equilibrio ed uno spessore etico di indubbio valore.

Ma anche Luciano Leggio, boss dei boss, in carcere dipingeva buoni quadri e rilasciava interviste equilibrate. E se offrissimo le stesse possibilità di espressione di Sofri a Totò Riina, pensate che egli si proclamerebbe meno innocente di Sofri ? Certamente non potrebbe emularne lo stile, né avrebbe la sua cultura, ma sono certo che anch'egli si direbbe contrario alla violenza, rispettoso delle leggi e della morale, ecc. ecc.
E non sostengo tale ipotesi solo a scopo provocatorio, ma perché sono convinto che la condizione di isolamento carcerario (non certo la promiscuità di certe celle!), in cui l'uno e l'altro sono costretti, possa indurre ad una riflessione profonda sul proprio vissuto e ad una maturazione che già in tanti altri casi ha fatto esclamare "é un'altra persona"!

Sottolineo infine come persino rei comprovati e confessi di serie di delitti orrendi (Brusca, tanto per dire un nome) sono attualmente in stato di semilibertà ..., perché allora tenere in carcere Sofri ?

Come si vede la questione é molto articolata e complessa e qualsiasi soluzione che prescinda da una profonda riforma del "sistema Giustizia" (certezza delle prove, chiarezza ed inoppugnabilità oggettiva delle sentenze, certezza e congruità della pena, giusta afflittività del carcere, reale azione di sostegno al reinserimento sociale e alla prevenzione delle condizioni criminogene, ...) non solo non sarà equa, ma sono certo che non soddisferà neppure lo stesso Sofri che, pur aspirando come ogni uomo alla libertà, non sarebbe contento se venisse liberato egli solo, poiché credo stia lottando, oggi come negli anni di piombo, non per sé ma per il miglioramento di questa nostra società, usando in quegli anni l'odio ideologico e fisico, oggi la cultura e la maturità.

Sofri
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  L'arroganza del "palazzo" incentiva i reati e disgusta i cittadini
26 giugno 2003
 

 


Pubblicato parzialmente sul quotidiano "La Sicilia" del 27 giugno 2003 e integralmente su www.newschannel.it

«Andavo a comprare il pane, come sempre al panificio Bellomo, all'inizio di via Paladini, allorché ho visto un gazebo sotto al quale faceva capannello un gruppo di persone, in mezzo a volanti della polizia e vigili urbani.
Ho capito subito che doveva trattarsi della vexata quaestio dello spartitraffico di via Paladini, e mi sono avvicinato per informarmi.
Ho visto i segnali di divieto di sosta sul lato dove c'era il gazebo ed ho posteggiato dall'altro lato della strada, in mezzo ad altre auto, senza scorgere nessun segnale di divieto.
Il gruppo di persone si rivelò formato da commercianti della zona, intorno al consigliere comunale Mosca.
In quel frangente il funzionario di polizia chiese i documenti per identificare i presenti e diedi anche il mio.
Dalle informazioni assunte appurai questi fatti:
1) il progetto di che trattasi fu concepito in epoca in cui via Paladini non riceveva l'enorme flusso di traffico che riceve attualmente, a causa del ridotto insediamento sia della popolazione che, di conseguenza, delle attività commerciali;
2) il blocco del progetto era stato chiesto non solo dalla consigliera Mosca ma da centinaia di abitanti della zona mediante una pubblica sottoscrizione;
3) i rappresentanti degli esercenti erano stati “sportivamente” palleggiati tra il sindaco (“a me dovete parlare di Cibalgina, per il resto rivolgetevi all'ingegnere capo …” pare avesse detto …) e l'ingegnere capo (“il progetto è stato approvato, è esecutivo e a me compete solamente curare che venga eseguito” …);
4) i commercianti si erano rivolti ad un legale che aveva ritenuto sconsigliabile il ricorso al TAR a causa dei lunghi tempi di attesa e che, ripetutamente sollecitato telefonicamente ad intervenire sul luogo, si stava facendo una lunga doccia …;
5) il funzionario di polizia, identificati i presenti, li diffidava dal rimanere lì perché aveva ricevuto ordine di far sgombrare.
Rimasti vani i miei suggerimenti di recarci dal sindaco, sono andato a comprare il pane e, tornato alla mia auto, ho visto un vigile urbano che stava multandomi per divieto di sosta. Infatti, effettivamente ho rilevato la presenza di un cartello, ma rivolto nella direzione opposta, sicché io non potevo leggerlo dalla mia posizione.
Invano ho spiegato che non lo avevo visto, che ritenevo fosse interessato solo un lato della strada, che avevo posteggiato in mezzo ad altre auto…
Ho dovuto pagare subito la “chiamata” del carro attrezzi (30 €) e poi altri 33,30 € di multa che mi è stato rifiutato di poter versare subito “perché il verbale ormai era già fatto” (ma è legale cio? E che logica ha?).
Tutto ciò mi induce a fare ad alta voce alcune considerazioni:
1) la sordità e cecità del “palazzo” (anche se trattasi di un “palazzetto” locale!) nei confronti delle reali aspettative e necessità del cittadino è TOTALE: persino un imbecille si rende conto dell'assurdità di restringere una delle poche (e brevi) arterie fortunatamente larghe di questa città. Un'arteria ad intenso traffico, dove già adesso si è costretti a posteggiare in doppia fila.
Eppure sindaco e giunta ritengono di non dover modificare un progetto che avrà avuto la sua validità, forse, quando fu concepito, ma è una vera bomba sociale oggi.
Mi dispiace che la manifestazione di stamattina fosse nata improvvisatamente e spontaneamente, perché sono certo che oltre ai commercianti, ci sarebbero stati centinaia di cittadini la cui vita gravita intorno a tale strada o che, più semplicemente, vogliono opporsi all'ennesimo sperpero di denaro pubblico per la costruzione di qualcosa di dannoso per tutti.
2) L'incapacità assoluta da parte dei pubblici funzionari di affrontare i problemi globalmente anziché trincerarsi dietro alle barriere delle competenze specifiche.
Solo quando ci scappa il morto, o quando i reati sono già stati commessi, vengono riuniti quei “comitati sull'ordine pubblico” a cui spetta di chiudere la stalla dopo che i buoi sono già scappati!
Una riunione preventiva del genere, anche in sede prefettizia, avrebbe certamente portato a considerare più intelligentemente e pragmaticamente questa situazione, senza esacerbare gli animi di nessuno e, soprattutto, senza indurre nessuno a pensare di commettere dei reati.
Via Paladini va sistemata e se i soldi ci sono non vanno spesi per creare pericolosi e dannosi spartitraffici in muratura, ma per ingrandire i canali di scarico delle acque piovane, che attualmente trasformano la strada in un torrente, per livellare e pavimentare i marciapiedi, per livellare ed asfaltare a manto continuo la sede stradale, per disegnare e regolamentare i posteggi, per creare dei sottopassaggi e per piantare qualche albero e qualche aiola dove possibile e non pericoloso.
3) L'attuazione di quanto sopra esposto, dettato dal buon senso e coerente con le aspettative, legittime, della totalità dei cittadini:
a) avrebbe fatto spendere proficuamente il denaro pubblico già stanziato;
b) avrebbe evitato che dei cittadini si riunissero senza autorizzazione bloccando i lavori e commettendo reati;
c) avrebbe assicurato la sopravvivenza degli esercizi commerciali della via;
d) avrebbe snellito la circolazione;
e) avrebbe fatto sentire le istituzioni al servizio dei cittadini.
4) Viceversa il denaro pubblico (preso dalle nostre tasche!) verrà speso per:
a) rallentare o paralizzare il traffico nella zona, con danni alla salute di chi vi abita e incentivazione di nervosismo e malessere;
b) ridurre senza alcun vantaggio per nessuno gli attuali posteggi, già insufficienti;
c) costringere al fallimento gli esercizi commerciali ivi allocati perché gli attuali clienti, provenienti sia dalle zone periferiche circostanti, sia da altre parti della città e addirittura da altri paesi, quindi tutti circolanti in auto, non trovando posteggio cambieranno fornitori;
d) continuare a scavare di più il fossato tra “palazzo” sordo e cieco e cittadini “sudditi” inascoltati, snobbati, vessati senza, peraltro, un motivo di una qualche validità.
5) Mi sorge il sospetto che, stante la protervia con cui questa amministrazione sta disattendendo centinaia di firme (ma sarebbero state facilmente migliaia, se la raccolta fosse stata meglio organizzata) si voglia solo dare una “risposta politica” all'attivismo del consigliere Mosca che ha preso a cuore questo problema e, credo anche legittimamente, ritiene di averne anche un tornaconto elettorale.
Mi sorge il sospetto che se le parti fossero state invertite probabilmente l'ostinazione del “palazzo” non sarebbe diversa e che quindi lo scollamento tra istituzioni e società civile stia prendendo una piega molto pericolosa.
Concludo invitando questa amministrazione (non m'importa di che colore sia) ad essere più rispettosa dei concittadini, a cercare il dialogo anziché rifiutarlo ed inviare vigili urbani e celerini, rammentando che la protervia non paga, il ripensamento e il buonsenso sì.
A meno che l'assassinio del Sindaco Abbate (da parte di un poveraccio che vedeva in lui, seppur erroneamente, un rappresentante del “potere” che non risolveva il suo problema) ed i suicidi di (purtroppo) molti commercianti (lavoratori che pur lavorando con impegno sono stati sopraffatti dalla continua contrazione degli affari) non siano stati capaci di insegnarci proprio nulla».

AGGIORNAMENTO della stessa giornata (pubblicato solo da www.newschannel.it e non più dal quotidiano "La Sicilia"):

Con la tempestività tipica del mezzo, ma abituale solo per i più efficienti siti d'informazione, tra cui Newschannel, apprendo su tale portale, quasi in tempo reale, degli sviluppi sullo spartitraffico in Via Paladini.
Con la stessa franchezza con cui avevo stigmatizzato la “sordità e cecità del palazzo”, sono felice di dare atto della mutata posizione del sindaco Messana, e arrivo a dichiararmi sicuro che non si tratti di un “pour parler” teso a sedare la protesta e ad andare avanti imperterriti.
Ma mi chiedo:
1) le leggi vanno rispettate, non c'è dubbio, ma vanno anche correttamente interpretate e sapute applicare. Se non fosse così non avremmo bisogno né di giudici, né di avvocati, né di amministratori: basterebbero dei computer che sarebbero certamente più veloci, precisi e imparziali! Quindi chiedo a chi ha l'onere di correttamente interpretare ed applicare la norma che impone lo spartitraffico per arterie larghe come via Paladini se la larghezza prevista da tale legge sia presente lungo tutta la strada e non solo in alcuni tratti;
2) poiché l'ingombro dei parcheggi laterali deve essere detratto dal computo della sede stradale vera e propria (la cui larghezza fa o meno scattare l'obbligo dello spartitraffico) perché non si dimostra ai cittadini, mediante una banalissima pianta, dove e quanti parcheggi verrebbero previsti dal nuovo progetto e di che lunghezza viene considerato ciascun spazio macchina ? (certamente la cervellotticità, per non usare altri termini, usata per dipingere i posteggi nella strada antistante la scuola elementare Don Milani non lascia presagire niente di buono …!)
3) se il nuovo progetto sarà cosi migliorativo in tutti i sensi, di viabilità, di sicurezza, di estetica, …, perché non se ne pubblicizzano le mappe? Magari nel sito del Comune (quindi a zero costo per l'amministrazione) ?
4) poiché le leggi vanno rispettate tutte, chiedo come mai non sia stata rispettata (e non solo in via Paladini !) quella che impone l'apposizione di un cartello pubblico, ben visibile, elencante la tipologia del progetto, i responsabili, il costo per la collettività, la data di inizio e di termine dei lavori, ecc. ecc.
5) il sindaco rilancia chiedendo ai commercianti la presentazione di un progetto alternativo, da valutare tra tecnici in sede di Ufficio Tecnico del Comune. Ma, a parte il fatto -che tengo a sottolineare- che l'interesse non è SOLO dei commercianti ma di TUTTI i cittadini, mi stupisco che l'organo politico, cioè decisionale abdichi aprioristicamente le proprie facoltà di scelta e d'indirizzo nei confronti di tecnici che, pur essendo validi e competenti, non hanno e non possono avere tali facoltà di scelta e d'indirizzo che attengono esclusivamente ai governanti, i quali appunto sulla base delle scelte operate, vengono poi giudicati dai cittadini, riconfermati o mandati a casa.
Da un punto di vista tecnico, cioè di mera realizzabilità, è possibile, ad esempio, anche costruire su una frana, ma ciò non significa che farlo possa essere conveniente sotto l'aspetto costo/benefici o sotto quello paesaggistico/sociale e tali scelte determinanti sono demandate al politico, nel rispetto della normativa. Allora a che pro far spendere quattrini non dovuti ai commercianti per pagare una nuova progettazione se alla fine la scelta dev'essere sempre quella politica?
6) Infine: è vero che si può sbagliare anche all'unanimità, ma non da motivi di riflessione questa unanime sollevazione popolare avverso il nuovo progetto?
Qui non siamo di fronte ai soliti stereotipi di “vecchi commercianti” che “non capiscono” le limitazioni di traffico, le zone pedonali e via discorrendo, ma io ho visto una assoluta maggioranza di giovani imprenditori, sinceramente preoccupati della loro sopravvivenza commerciale, alle cui ambasce non sono stati opposti DATI, ma solo fumose chiacchiere.
E' stata fatta una rilevazione di quanti veicoli transitano quotidianamente in questa strada ? E di quante auto risultano posteggiate attualmente? Che incremento o decremento percentuale comporterà il nuovo progetto? Quanti posti auto in più o in meno risulteranno fruibili? E i posti auto eventualmente soppressi in quale zona verranno ricreati ? Quanti clienti potranno effettuare soste brevi o brevissime ? Quale aggravio o sgravio di traffico si ripercuoterà sulle arterie circostanti? In una parola: il santo vale la candela ?
Speriamo che non ci sia bisogno di santi …, ma che prevalga il buonsenso, buonsenso nell'interpretazione delle leggi, e coraggio nel saper ritornare sulle proprie decisioni ove ci si dovesse render conto che le ragioni di altri siano più ragionevoli delle proprie.

 
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  Difendiamo la nostra lingua
giugno-luglio 1997
 

 


Pubblicato su "Merkur" periodico catanese dell'associaz. "Romeo Prampolini" anno I n° 6 - giugno-luglio 1997

«Un populu
mittitilu in catina
spuggliatilu
attuppatici a vucca.
E' ancora libiru.

Livaticci u travagghiu
u passaportu
u tavulu unni mancia
u lettu unni dormi.
E' ancora riccu.

Un populu diventa poviru e servu
quannu ci arrobbanu a lingua
aduttata di patri.
E' persu ppi sempri.
»

Ignazio Buttitta   


 Su giornali e riviste, specializzate e non, ogni tanto appare un articolo sulla trasformazione della lingua italiana, sul suo crescente arricchirsi (o imbarbarirsi, a seconda dei punti di vista) di sinonimi in lingua straniera (killer al posto di sicario, week-end al posto di fine settimana, boxe al posto di pugilato, ecc.), di inflessioni dialettali romanesche e non (tabacchino anzichè tabaccaio, accellerato anzichè accelerato) imposte da ignoranti mezzibusti TV, di espressioni talora indecenti, tal'altra incomprensibili ai più ma sempre pittoresche, del gergo giovanile (airbag per indicare una ragazza di seno abbondante, figo o figa per indicare un bel ragazzo o una bella ragazza, sbianco per descrivere un sentimento di vergogna), di terminologie mediate dal mondo dell'informatica (cliccare il sedere, formattare un panino, interfacciare, ecc.).
 Ancora più raramente appare ogni tanto il lamento di un professore o di un semplice nostalgico per piangere la scomparsa del congiuntivo (cosa vuoi che faccio anzichè cosa vuoi che faccia, e simili) o la notizia della crescente ignoranza della lingua italiana da parte di un numero sempre maggiore di diplomati e laureati italiani, tale da indurre la Zanichelli ad aggiungere per la prima volta al suo celebre vocabolario italiano Zingarelli un'intera appendice dedicata agli errori più comuni dell'italiano parlato e scritto.
 In questo clima non stupisce più di tanto che si parli ancor meno del dialetto, tranne nei casi in cui lo si voglia usare per tentare di nobilitarlo al rango di lingua nazionale, in contrapposizione alla lingua ufficiale italiana parallelamente retrocessa al rango di lingua di uno "stato straniero".
 Noi pensiamo che il ruolo della lingua italiana vada difeso strenuamente e con tutti i mezzi sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali che restano, per intenderci, dalle Alpi a Lampedusa. Ma come si può difendere qualcosa per la quale pochissimi mostrano di provare interesse?
 Ecco spiegato il motivo di questa impalpabile, ma inesorabile erosione della lingua italiana, che va ben al di là del normale processo di trasformazione, di adattamento e di evoluzione naturale di ogni lingua.

 

LE RESPONSABILITA' DEL GOVERNO CENTRALE

 Non hanno dimostrato e non dimostrano interesse i governi che si sono succeduti da alcuni decenni, che hanno praticamente ostacolato nel modo più protervo la diffusione dell'affezionamento alla lingua italiana all'interno e all'esterno di questo Paese: all'interno non incentivando nè la produzione letteraria (tutt'ora in mano a pochi "baroni"), nè quella giornalistica (lacci, lacciuoli, permessi, albi ...), nè quella radiofonica e televisiva (c'è voluta una dura battaglia, vinta solo recentemente, per poter avere radio e TV private come già esistevano nei Paesi vicini!).
 Certo non si dimentica la meritevole serie di "Non è mai troppo tardi" che, insieme a migliaia di corsi di "Alfabetizzazione per adulti" ridusse la percentuale di analfabeti italiani da numeri a due cifre all'attuale 2,3 (1.200.000 circa tutt'ora !), ma non si deve dimenticare neppure che in quello stesso periodo in Italia perdurò il più "bulgaro" monopolio radiotelevisivo, che il linguaggio sia dell'informazione scritta che di quella su onde hertziane restò a lungo per "iniziati", e che troppo spesso i "comunicatori", cioè quelli che decretano il gradimento, il miglioramento di una lingua (a parte la breve parentesi di "annunciatrici" e "annunciatori" professionali, dalla dizione impeccabile), vennero scelti col metodo della lottizzazione più che della capacità di incisiva comunicazione.
 All'esterno dei confini, rimasti ultimi col bianco e nero mentre tutti avevano la TV a colori, restiamo ultimi per quanto riguarda la diffusione di programmi in lingua italiana via satellite. Così mentre il cittadino europeo può scegliere tra decine di canali tedeschi, francesi, inglesi o multilingui, l'emigrato italiano in Belgio o in Germania può solo ricevere tre o quattro canali in italiano, a differenza dell'emigrato turco che ne riceve quasi dieci!

 

LE RESPONSABILITA' DELLA SCUOLA

 Certamente, a parte rarissimi casi di famiglie emerite, la fidelizzazione al "consumo" della lingua spetta in primo luogo alla scuola: è della scuola il maggior merito per i milioni di italiani (pochissimi) che parlano correttamente, amano leggere e talora scrivere in buon italiano, ma è sempre della scuola il maggior demerito per la stragrande maggioranza di italiani che barlano gome De Mida o come il Siùr Persichetti o il nipote televisivo della Dandini, e che non leggono libri e giornali (il minor numero di lettori tra i Paesi più evoluti).
 Perchè la scuola abbia fallito sostanzialmente questo suo compito sarà forse motivo di un futuro approfondimento; certo è che da insegnanti demotivati e socialmente sempre più esautorati come quelli italiani, forse non ci si può aspettare molto di più. Ciò non sminuisce, anzi aggrava, la responsabilità dell'istituzione scuola nei confronti del declino della lingua nazionale. E se ciò avviene per la lingua nazionale, cosa si può preconizzare per i molti dialetti italiani ?
 Le antologie con qualche brano in dialetto sono rarissime, quindi l'insegnante, ammesso che sia bravo, non demotivato e così "fesso" da accollarsi volontariamente un onere non impostogli da nessuno, che volesse accostare ai dialetti, o almeno al dialetto locale i propri alunni dovrebbe innanzi tutto cercarsi i testi, poi farli comprare agli alunni (ma spesso è difficile averli e comunque sono un esborso ulteriore) oppure violare la legge fotocopiandoli, ciò non senza aver prima motivato per iscritto tale sua follia e aver ricevuto l'assenso da parte del collegio dei docenti.
 Ma a chi frega del dialetto? A che serve il dialetto?

 

LE RESPONSABILITA' DI CIASCUNO

 A chi frega e a che serve: sono i due principali "Valori" di questa società. Forse non erano più adeguati "Dio" "Patria" "Famiglia" della società ottocentesca, forse in nome di Dio e della Patria sono morti in troppi, e non pochi sono quelli che in nome della Famiglia sono ancora vivi, ma morti dentro. Ma forse per questi valori valeva anche il rischio di morire, o di vivere una vita che valesse la pena di essere vissuta, comunque. Vita che non vale la pena di vivere se a nessuno frega e a nessuno serve. Perchè oggi le azioni, i pensieri, le cose valgono solo se fregano a qualcuno, nel senso che portano vantaggio di potere o economico a qualcuno, o fregano qualcuno, nel senso che lo atterrano proditoriamente, giovandosi non tanto di una maggiore intelligenza, ma della sorpresa, dell'imboscata; o servono a qualcosa di materiale, fisico, concreto.
 Tutto ciò che non rientra in queste nuove categorie dello spirito non merita attenzione. Ecco perchè si inzuppa di benzina e si brucia il mendicante o l'extracomunitario. Ecco perchè si uccide a sassate sui cavalcavia. Ecco perchè si decreta la morte del dialetto: perchè "Nun ce ne pò fregà dde meno !" Non serve: non lo puoi usare per parlare d'amore (ma serve ancora parlare d'amore?), non lo puoi usare al market, dove tutti dicono "un etto abbondantino" piuttosto che "minzu quartu", non lo vuoi usare con gli unici che lo parlano ancora, i vecchi, perchè: a che servono i vecchi ?
 E qui non è colpa del governo o della scuola o di altri se molti si vergognano di usare il dialetto, proibiscono ai figli di usarlo e quando il solito insegnante "fesso" ne propone lo studio in seno ai consigli di classe, insorgono peggio che contro una bestemmia. Perchè per molti il dialetto è stato il marchio di terrone DOC che si sono portati dietro a Turin o a Charleroi, perchè il dialetto è stata la lingua in cui si profferiva il "voscenza bbanadica" dinanzi al parvenu che pur parlando anche il dialetto, ostentava l' "aria du continenti" proprio con chi non era in grado di intenderlo.
 Ma il dialetto è anche questo, cioè la nostra storia: e se lo cancelli resti senza radici, senza padre e medre, come i figli d'emigrati che vagano in qualche Alexanderplatz, o place de la Victoire, senza sentirsi tedeschi o belgi, ma nemmeno italiani e tanto meno siciliani o veneti o calabresi.

 

COS'E' IL DIALETTO

 Il dialetto è la ricchezza di una lingua, è il manicaretto preparato con antichi profumi rispetto al fast-food d'ogni giorno, è la conchiglia che porta all'orecchio e al cuore il ricordo di un mare lontano e, per noi siciliani, è anche la lingua di un periodo di gloria che anticipò quello che per il nord d'Italia sarebbero state le Signorie e che, se re Manfredi non fosse stato sfortunato, avrebbe potuto divenire la lingua nazionale italiana.
 Qui non si vuole discettare su primogeniture o su quarti di nobiltà per il dialetto siciliano a cui pressocchè tutti i critici letterari riconoscono qualità e caratteristiche tali da definirlo scientificamente LINGUA e non dialetto, si vuole solo inaugurare questa "terza pagina" focalizzando l'attenzione del lettore sull'importanza, non secondaria, di conoscere il modo di parlare dei nostri avi. Di scoprire che con tale linguaggio è bello ancor oggi parlare d'amore ed è importantissimo per ritrovare la propria dignità per stare, alla pari, seduti in Prlamento o ad Alexanderplatz.
 Questa poesia che Ignazio Buttitta ha scritto in lingua siciliana non può lasciare insensibile chi ha avuto l'avventura di nascere in Sicilia, o chi qui sia venuto ad ammirarne i fasti del passato e le molte bellezze del presente, ma analogo sentimento di riscatto e d'orgoglio penso induca anche in altre latitudini, in Tibet per esempio, o nel cuore della foresta brasiliana o dovunque ci sia un popolo sopraffatto o che rischi di esserlo: che non lo sarà mai finchè manterrà uso e memoria della lingua degli avi.
 Per fortuna la nostra situazione è migliore di quella dei tibetani costretti con la violenza ad imparare e parlare solo il cinese, o degli ultimi indios amazzonici sempre più circondati e stremati dall' "avanzare della civiltà" (!), ma se non vogliamo che la poesia di Buttitta sia tra le ultime scritte in siciliano e che solo a Radio Margherita si sentano ancora canzoni in italiano (perchè ormai se non canti in inglese, anche pessimo, non ti ascolta nessuno!) dobbiamo dare ciascuno il nostro contributo di interesse e di amore per tutte le nostre lingue (italiana, siciliana, napoletana, sarda ...): perchè una non distrugga le altre e insieme portino ne mondo nuovi contributi d'arte e di civiltà.

 
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  Umanità - definizione da me concepita prima dei miei 18 anni, che mi convince tutt'ora ...
 
L'umanità è costituita
da pochissimi uomini, rarissime donne,
innumerevoli bestie.


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