Pino Curatolo: opinioni, commenti,osservazioni e proposte dell'autore su ambiente, energia, costume ...
... e l'orgoglio !
... e l'orgoglio

 

... ci sono fatti e persone che mi destano un'emozione che va al di là della semplice stima, simpatia o apprezzamento,fatti e persone che mi fanno essere orgoglioso di appartenere al genere umano ...!

 

 

 

 

 

L'ordine é cronologico a ritroso: dall'alto in basso, dall'inserimento più recente a quello più antico . Ciò che viene inserito non viene più modificato; in caso di ripensamenti si provvede con aggiunte postume, datate. Le immagini, invece, possono essere aggiunte in ogni momento.

 

 

 


  La mia stella polare
 


Credo che ciascuno di noi,
come ogni navigante,
debba avere sempre certezza della propria stella polare,
qualunque sia la rotta.

La stella polare che ho fatto mia,
e che consiglio a tutti,
é questa splendida poesia di Kipling.

Non importa
se
la mia rotta non punti sempre verso di essa,
anche perché a volte
le bufere o le nebbie della vita
possono occultarmela,
ciò che importa é che io sappia costantemente che quella é la mia direzione,
il mio proposito,
la mia certezza.


 
 

 



Se
riesci riesci a non perdere la testa
quando tutti intorno a te la perdono
e ti mettono sotto accusa

Se
riesci ad avere fiducia in te stesso
quando tutti dubitano di te,
ma tenere nel giusto conto il loro dubitare.

Se
riesci ad aspettare,
senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato,
a non rispondere alle calunnie,
o essendo odiato,
a non abbandonarti all'odio,
pur non mostrandoti troppo buono,
né parlando troppo da saggio.

Se
riesci a sognare
senza fare dei sogni i tuoi padroni.

Se
riesci a pensare
senza fare dei tuoi pensieri il tuo fine.

Se
riesci, incontrando il trionfo e la rovina,
a trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se
riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
o vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e umiliarti, e ricostruirle con i tuoi attrezzi ormai logori.

Se
riesci a far un solo fagotto delle tue vittorie,
e rischiarle in un sol colpo, a testa o croce,
e perdere, e ricominciare da dove iniziasti,
senza dire mai una parola su quello che hai perduto.

Se
riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi,
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non li senti più,
ed a resistere anche quando ormai in te non c'è più niente,
tranne la tua volontà che ripete: resisti.

Se
riesci a parlare con la canaglia
senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con i Re
senza perdere il senso comune.

Se
tanto nemici che amici non possono ferirti.

Se
tutti gli uomini per te contano,
ma nessuno troppo.

Se
riesci a riempire l'inesorabile minuto,
con un momento fatto di sessanta secondi,
tua è la Terra, e tutto ciò che è in essa.

E quel che più conta:
sarai un uomo, figlio mio.

Rudyard Kipling

 
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  Nassiriya
13.5.2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quattrocchi


Fabrizio Quattrocchi,
morto da eroe per mano di barbari, in nome di Allah

Non ho commentato sul momento la tragedia di Nassiriya, lo faccio adesso con i versi di un collega, che di seguito trascrivo:

Nassiriya

Ils sont tombés
victimes de la haine
martyrs du terrorisme

Ils sont tombés
les anges de la paix
les messagers d'amour

Ils sont tombés
pour nous défendre
pour nous sauvegarder

Ils sont tombés
mais ils vivent

Ils vivent dans nos coeurs
ils vivent dans nos vies

Ils vivent ils vivent ils vivent
ils vivent à jamais.

Francesco Lo Valvo

A questi nostri martiri nel frattempo si é aggiunto un altro ragazzo Fabrizio Quattrocchi, colpevole solo di essere italiano e di essere finito nelle mani di un pugno di incivili fanatici, che ha saputo morire senza piagnucolare, anzi cercando di togliersi la benda dicendo "Ora vi faccio vedere come sa morire un italiano !" mentre veniva assassinato dinanzi alla telecamera, in nome di Allah.

E ogni giorno si allunga l'implacabile stillicidio di altri ragazzi, americani, che vorrebbero tornarsene a casa propria al più presto ma che restano lì obbedendo a degli ordini, mantenendo fede a un impegno, anche se sanno di rischiare la morte ogni giorno.

A loro la mia stima e gratitudine, perché con le loro vite stanno difendendo anche me, la civiltà dell'Occidente e dell'Europa e anche la libertà di altri uomini che li sbeffeggiano, li irridono, li disprezzano, bruciano la loro bandiera ingrati e dimentichi che non potrebbero più esprimere tale odio, non potrebbero più sventolare le loro bandiere rosse o iridate se dovessero farlo in un Paese dittatoriale, come quello di Saddam prima di questa guerra, o come tutt'ora è Cuba, il Tibet, la Cina, l' Iran ...

 
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  Addio ad un piccolo grande uomo : LUIGI DI BELLA
1 luglio 2003
 


Da oggi il Prof. Luigi Di Bella, 91 anni, non é più fisicamente tra noi.

Una morte fisiologica, naturale, ad un'età che può anche considerarsi longeva, ma che ha gettato nello sconforto migliaia di pazienti che forse avrebbero desiderato l'immortalità per questo uomo fisicamente piccolo, ma grande, grandissimo, sia come uomo che come medico, che come scienziato.

La cosiddetta "scienza ufficiale", quella stessa che a suo tempo decretò che "il motore a scoppio non avrebbe potuto avere un futuro" o che "l'ulcera gastrica poteva solo essere operata, ma non curata", lo ha catalogato se non tra i cialtroni, tra gli ingenui inventori di terapie inefficaci, ma diverse migliaia di pazienti guariti stanno a dimostrare, anche con le loro cartelle cliniche, la grandezza di questo scienziato.

Uno scienziato dalla grande modestia, che ha continuato a lavorare fino alla sua morte visitando e curando pazienti con il suo coctail di farmaci a base di melatonina, bromocriptina, vitamine e complesso ai retinoidi a cui aggiunse (nel 1978) la somatostatina, componenti a cui anche la comunità scientifica riconosce attività anticancerogene.

Uno scienziato che non solo non si faceva pagare dai suoi pazienti, ma che a volte regalava pure i farmaci, e che non esitò a rendere pubblico il suo protocollo di cura, senza nulla chiedere in cambio, sottoponendosi ad una sperimentazione che potremmo definire una "farsa all'italiana" se non fosse stata una tragedia per migliaia di pazienti, oltre che una immeritata bocciatura per una terapia valida ed una beffarda, svilente sconfessione per il suo autore, che pur continuò ad affinarla e ad applicarla con stupefacenti risultati, nonostante l'avanzare della sua età e l'amarezza dell'incomprensione.

Nessuno scienziato, se non un grande uomo come Di Bella, avrebbe accettato di far eseguire, testare e giudicare il suo protocollo da parte di medici che palesemente avevano dichiarato la loro ostilità a tale terapia (Veronesi e Tirelli, tanto per citarne qualcuno...), giungendo anche alle ingiurie professionali e alla denigrazione dei pazienti; utilizzando prodotti confezionati dall'istituto farmaceutico militare che successivamente, dopo procedimento giudiziario, dovette ammettere di non aver scrupolosamente rispettato il protocollo di confezionamento oltre che di aver immesso in circolazione preparati scaduti; sperimentando su pazienti già in fase terminale e già trattati, inefficacemente, con le terapie invasive tradizionali.

Nell'invitare chi legge a saperne di più su http://www.luigidibella.it/ o http://www.tinet.ch/dibella/note.html o altre decine di siti sorti spontaneamente, mi auguro che le sue doti umane (che gli valsero anche l'attribuzione di un Premio della Bontà) e la sua deontologia professionale incentrata sul singolo paziente per calibrare su ciascuno la terapia più idonea, servano da esempio, da stella polare per tutti.

E mi auguro che, sedate le invidiuzze malcelate dei "luminari" che sino ad ora lo hanno osteggiato, giunga, seppur postuma, una sperimentazione seria che, verificata la certezza dei risultati, renda disponibile universalmente tale terapia, nonostante le resistenze lobbistiche ed ideologiche.

Il Prof. Di Bella desiderava solo questo.

Di Bella

Luigi Di Bella
benefattore dell'umanità

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  Ciampi: medaglie per i due eroi dell'estate
17 agosto 2002
 

 



Paolo Foglia è morto salvando tre persone nel Ticino. Cesare Sacchi ha evitato di far precipitare il proprio aereo sui bagnanti

ROMA - Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, intende premiare con la medaglia al valor civile i due eroi di quest'estate: Paolo Foglia e Cesare Sacchi. Lo si apprende da fonti del Quirinale. Ciampi ha sollecitato, attraverso gli uffici del Quirinale, un'istruttoria dalle prefetture di Milano e Pavia per quanto riguarda Foglia e di Massa Carrara e Novara per quanto riguarda Sacchi.
Paolo Foglia, 35 anni, è deceduto il 16 agosto dopo aver salvato un bambino e due adulti che rischiavano di annegare nel Ticino nei pressi di Bereguardo (Pavia). Dopo aver portato a riva i tre, l'uomo è stato trascinato via dalla corrente ed è annegato.
Cesare Sacchi, 35 anni, è il pilota del piccolo aereo precipitato a Ferragosto nei pressi di Forte dei Marmi (Massa Carrara). Sacchi ha preferito sacrificare la sua vita piuttosto che lasciar precipitare il velivolo sulla spiaggia affollata di bagnanti.

Trascrizione dal corriere della sera

Noto con commozione che anche il Presidente Ciampi la pensa come me. E noto nelle interviste televisive che molti taliani quasi si vergognano ad usare la parola "eroi", come se fosse talmente desueta e arcaica da divenire impronunciabile. Forse é stata ed é abusata a sproposito (vedi kamikaze palestinesi ...!) ma spero che, anche con l'aiuto di Ciampi, possa essere rivalutata nel suo significato più puro, esclusivo, profondo

 
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  precisazione
16 agosto 2002
 

 


Mi rammarico di non riuscire a citare tutti i nomi di protagonisti di atti di eroismo quali questi qui citati. Sono tanti e non solo italiani, e non tutti hanno l' "onore" di un trafiletto in cronaca.

Perché la cronaca privilegia spesso l'economia, la politica, ... altre cose cosiddette "importanti", relegando in quarta, o trentesima pagina notizie come queste: storie non comuni di "ordinario" eroismo che una volta venivano additate ad esempio.

Oggi, in una civiltà sempre più egocentrica, egoista, superficiale e sprezzante dei valori più nobili (perché tali valori, come in questo caso, arrivano a costare la propria vita), mi rincuora che esistano uomini come Paolo Foglia o Cesare Sacchi.

 
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  Paolo Foglia
16 agosto 2002
 

 


PAVIA - Un uomo di 35 anni di Bresso (Milano) si è tuffato nelle acque del Ticino per salvare tre persone che rischiavano di annegare, ma dopo averle salvate tutte e tre è stato risucchiato dalla corrente del fiume ed è morto. La tragedia è avvenuta ieri, vicino al ponte imbarchi di Bereguardo (Pavia)

IL FATTO - La vittima si chiamava Paolo Foglia, era un nuotatore esperto e proprio ieri festeggiava il suo compleanno. L'uomo non ha estitato a tuffarsi in acqua dopo aver visto un bambino che non riusciva a riemergere. Era un ragazzino albanese di dieci anni. Suo padre e una ragazza stavano inutilmente cercando di riportarlo a riva, correndo lo stesso suo rischio di annegare.
A quel punto Foglia ha deciso di tuffarsi: ha riportato a riva il piccolo, il padre e la ragazza ma mentre stava per uscire la corrente del fiume l'ha trascinato via.

LE INDAGINI - I tentativi di soccorso sono stati inutili: quando Paolo Foglia è stato riportato a riva dai vigili del fuoco, era già morto. Il papà del bambino, un operaio di 30 annni, si trova in prognosi riservata, mentre per il piccolo, ricoverato per un principio di annegamento all'ospedale di Pavia, le condizioni sono buone.

Trascrizione dal corriere della sera Nessun commento mio. Si commenta da sé.

 
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  Cesare Sacchi
15 agosto 2002
 

 


Rimane ai comandi per evitare i bagnanti

CINQUALE (Massa) - «Inizio discesa» dice nel microfono di bordo mentre vira. Il rombo è appena sopra gli ombrelloni e gli uomini in costume non ci badano. E’ già la quarta volta che scarica i paracadutisti sul «cielo campo», la porzione di pista riservata, e poi torna alla base passando sopra le loro teste. Sono le 15.50 di Ferragosto e a due passi da Forte dei Marmi, migliaia di occhi osservano le acque del Tirreno e le cunette di sabbia rovente. Il pilota Cesare Sacchi guarda sotto di lui i ragazzi volare con i loro nove paracaduti che galleggiano in aria, sospesi tra mare e cielo. Gli occhi di Michela Pierini - l’ultima a lanciarsi, aggrappata all’istruttore per superare la paura della prima volta - si chiudono di colpo. Uno schianto li acceca, poi la paura, forse uno scontro tra motoscafi, forse una bomba. Quando si riaprono, hanno l’odore acre del kerosene e vedono la sagoma bianca di un uccello ferito che oscilla, scende in picchiata, si avvita, sempre più veloce, supera l’ombra dell’ala spezzata.
Il pilota Cesare Sacchi precipita. «Inizio discesa» resteranno le sue ultime parole. Forse fa in tempo a distinguere il giallo accecante degli ombrelloni. E a guardare il portellone: basterebbe poco per buttarsi giù con il paracadute che ha addosso e salvarsi. Invece se ne sta immobile, inchiodato nella cabina. Testimonianza di Vittorio Cucurnia, responsabile antincendio dell’aeroporto: «Abbiamo sentito le variazioni di regime del motore, cercava disperatamente di cambiare direzione. Poteva salvarsi, si è comportato da eroe». Testimonianza di Carlo Cintoli, di Montignano: «Ero in acqua, ho sentito il botto, mi sono girato e ho visto il muso dell’aereo puntare su di me. E’ venuto giù a vite, in diagonale, con dei sobbalzi. Sembrava si sforzasse di cambiare direzione, di allontanarsi dalla spiaggia». Poi il tuffo mortale, a meno di cento metri dalla battigia, con i frammenti che schizzano vicino ai bagnanti, senza colpire nessuno. L’unica vittima resta Cesare Sacchi, 35 anni, di Borgomanero (Novara), un lavoro nella ditta di famiglia, inscatolamento tonno, e un solo hobby: il cielo.
«Distacco dell’ala destra». La prima diagnosi dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) non risponde, e non può ancora rispondere, alla domanda più importante: come può accadere che un’ala si stacchi da un aereo? Tanto più da «questo» aereo. Un’ipotesi potrebbe essere il cedimento strutturale. Perché è vero che il Pilatus C6 immatricolato in Francia dalla Europlane di Albertville è stato costruito in Svizzera nel lontano ’67. Ma è anche vero che aveva subito una revisione solo un mese fa. Quella che in Francia chiamano «la grande visite»: l’aereo smontato pezzo per pezzo. Sacchi arriva al Cinquale con il Pilatus revisionato giovedì 8 agosto. In sei giorni si alza in volo 19 volte, senza mai segnalare problemi. A risolvere il mistero dell’incidente ci proverà ora anche la Procura di Massa.
Non tutti sono disposti a giurare sull’efficienza dei Pilatus. Tra questi, il presidente dell’aeroclub del Cinquale, Alberto Pellegrini: «In cinque anni questo tipo di aereo ha subito tre incidenti gravi. Perché continua a volare? Invece mi hanno bloccato l’aeroporto». Ce l’ha con il prefetto e con il sindaco, che ieri hanno chiuso lo scalo, frequentatissimo dal «bel mondo» in arrivo al «Forte».
Pellegrini guarda malinconico due Cessna fermi sulla pista e il portiere della Juve Gianluigi Buffon, appena arrivato. Vicino, una casetta: «Qui dormiva Cesare - racconta Cucurnia - voleva stare vicino al suo aereo. Una volta ci ha perfino dormito dentro». Alfio Fontana, della scuola paracadutismo di Acqui Terme: «Viveva di aerei. Il suo sogno era averne uno tutto suo». Il fratello di Cesare, Lino: «I primi lanci da paracadutista li ha fatti a 18 anni. Prima i brevetti per gli ultraleggeri, poi il volo acrobatico a Cuneo e quello strumentale. Ha mille ore in aria e mille lanci». La madre Carla, 59 anni, vedova: «Ora lo chiamano eroe. Non so. Era un bravo ragazzo, un po’ chiuso. Gli piaceva volare».

Trascrizione dal corriere della sera Nessun commento mio. Si commenta da sé.

 
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